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Turismo, è ora di cambiare

30 mag 2020
Turismo, è ora di cambiare

Il turismo deve ripartire. Questo è quello che, da settimane, ci sentiamo ripetere dalle amministrazioni del nostro territorio. La preoccupazione per la possibile implosione del tessuto economico locale è certamente legittima, ma sarebbe bello cercare di ripartire accettando fino in fondo le lezioni che l'emergenza sanitaria ci consegna. Gli eventi degli ultimi mesi ci hanno infatti mostrato tutta la fragilità di un territorio il cui motore economico è un'industria dell'ospitalità - una monocoltura del turismo - il cui funzionamento si basa sulla capacità di macinare grandi numeri, spesso a scapito della qualità dei servizi, dell'ambiente, dei diritti dei lavoratori, della vivibilità del territorio. Abbiamo così una preziosa occasione ripensare il ruolo del turismo, partendo dalla banale constatazione che gli unici interessi legittimi non sono quelli delle attività economiche e che il profitto non è l'unica unità di misura con cui valutare il livello di benessere di una comunità. Così gli amministratori invocano aiuti a pioggia alle imprese, misure di rilancio, richieste di fondi per campagne promozionali a sostegno della Riviera. Sarebbe stato bello sentire anche che dobbiamo farla finita con il lavoro nero e che la qualità e i diritti del lavoro devono rappresentare uno degli assi portanti del nuovo volto del turismo. I sindaci hanno alzato i toni per denunciare l'inadeguatezza e la lentezza delle misure di rilancio. Ci sarebbe piaciuto sentire la stessa indignazione nel denunciare l'inefficacia dei vari bonus, ammortizzatori sociali e misure di sostegno al reddito che, per inutili complicazioni burocratiche, hanno escluso tantissime persone in stato di reale bisogno ed in ogni caso non rappresentano uno strumento adeguato a fronteggiare questa crisi. Si è deciso poi di concedere maggiore suolo pubblico ai locali. Ci sarebbe piaciuto sentire che nell'attuare questa misura si sarebbe tenuto conto delle specificità dei quartieri e delle esigenze di chi li abita. Ci avrebbe notevolmente tranquillizzati sapere che l'obiettivo non è quello di riempire ogni piazza e luogo pubblico di tavolini e dehors, ma che le pur legittime esigenze degli esercenti devono integrarsi con quelle di tutti gli altri cittadini che hanno lo stesso diritto di fruire liberamente degli spazi pubblici. Ci sarebbe piaciuto sentire che non lasceremo le redini del nostro territorio nelle mani della rendita e della speculazione immobiliare e che il mercato degli affitti brevi guidato da piattaforme come AiR BnB, oggi fra l'altro in profondissima crisi, sarà limitato e regolamentato. Abbiamo ascoltato molte parole sulla sostenibilità ambientale, su progetti ambiziosi come il Parco del Mare. Siamo davvero felici che si inizi a parlare di ambiente, ma vorremmo essere certi che questi correttivi non diventino un palliativo e che la logica dell'area protetta non autorizzi l'uso indiscriminato del territorio proprio al di fuori dei suoi confini. Ci piacerebbe sentire che la mobilità pubblica non riguarderà solo le aree costiere e i turisti. Perché se si eliminano parcheggi e si limita il ricorso alla mobilità privata occorre dare ai cittadini e ai lavoratori alternative praticabili, senza le quali, paradossalmente sarebbero esclusi dai benefici di una maggiore qualità ambientale. Perciò oggi siamo scesi in piazza per chiedere un cambio di rotta rispetto al passato e al futuro che ci viene imposto e che porti alla costruzione di una città che metta al centro i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, una città comune basata su spazi pubblici fruibili gratuitamente da tutta la popolazione e sull'idea di un'economia sostenibile dal punto di vista ecologico ed umano. Vogliamo una Rimini diversa, attenta all'ambiente e a chi ci abita e ci lavora.

Adl cobas - Assemblea per il reddito di base universale e condizionato


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