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Nei cinema il film di Avati “Il cuore grande delle ragazze”

25 nov 2011
Nei cinema il film di Avati “Il cuore grande delle ragazze”
Nei cinema il film di Avati “Il cuore grande delle ragazze”
Il maestro Pupi ci ricorda, e ce n’è proprio bisogno! come si fa un film vero senza tanti fronzoli dirigendo chiunque gli ricordi di essere vivo; come ai tempi di Nick Novecento. Si ascoltano gli altri in penombra sprofondati giù dentro la poltronciona di pelle nera si sentono le persone (cuori e odori a volte solitudini -lassù in fila N numero 1 o 21: donna o uomo: non necessariamente anziani- vuoti come i nostri, abbandoni o assenze (di tutti noi) temprati sin dalla nascita eppure pause gaie, allegre quotidianità reversibili!?) e si pensa a se stessi aspettando quel singolo unico momento fatto di barlumi di: memoria, silenzio, respiro, stanchezza e dolore, di un giorno passato (ancora) a vivere… e lì scende la penombra: si abbassano le luci, fioche come di candela. Quell’istante è il cinema, l’aspettativa che la proiezione crea, il film si materializza in quel raggio verde che dal buio pesto fa il film. Pupi Avati é il regista immancabile di quel momento, lo riempie subito, con una storia narrata che continua… e anche questa volta ha vinto lui con “Il cuore grande delle ragazze” ha occupato il nulla con l’amore: il suo; ammirevole, oggi, appunto.
Trai i due tempi, come al cinema dell’oratorio la domenica, ci si muove un poco stancamente per accalappiare spezzoni di vite, monconi di chiacchiere in forma di racconti brevi: lì, abbiamo captato la storia di una nipote, figlia della sorella con dei cugini maschi di una protagonista del film: una delle due sorelle brutte da maritare, ma non vi diciamo quale: una di quelle che Carlino-Creminini dovrebbe scegliere; e invece ne impalma una terza sorellastra romanaccia da far innamorare tutteddue (attaccato/e). La parente in sala ha sciorinato tratti e profili casalinghi della zia che il cinefago-cronista non ha ‘voluto’ fare a meno di memorizzare:- “ ma no! Non è così la zia è strana, diversa non c’entra niente col personaggio della scemetta zitellona trasognata, è tutta un’altra cosa difficile da trattare a volte scontrosa e poco socievole con noi parenti: irriconoscibile, vedessi…” - diceva all’amico seduto vicino: entrambi parlavano con accento di Roma come la sorellastra del film!!!
Magia di Avati, appunto, creare caratteri e personaggi a suo piacimento con o senza veri attori.
C’è una frase nella pellicola che entusiasma e fa pensare, la dice Francesca credendo di aver perso lo sposo per amore: “è morto per suicidio di sé stesso!?”, rivolgendosi a 3 suore incontrate sul treno. La sera stessa ho telefonato al maestro Pupi Avati, ringraziandolo, dicendogli che la frase fulminea in questione “m’ammazzato!”: e lui non ha risposto (anzi ha replicato col silenzio) lasciandomi azzittito e solo al buio…

fz

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