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San Marino 2030: tra priorità e settori chiave. Righi assicura massima condivisione

Positivo il dato su export, ma il Covid ha portato ad una decrescita di oltre il 70%. Gli esperti invitano a internazionalizzare, concentrandosi su manifatturiero, servizi e commercio.

di Monica Fabbri
24 set 2020
Fabio Righi e Roberta Gabrielli
Fabio Righi e Roberta Gabrielli

Il progetto di sviluppo economico San Marino 2030 prende forma. Un lavoro corale, con la partecipazione di categorie economiche, Segreterie di Stato, maggioranza ed opposizione. “Vogliamo dare un'opportunità di crescita unica e concreta alla Repubblica”, dice il Segretario all'Industria, che assicura: “Tutti ne saranno parte. Nulla verrà calato dall'alto”. Fabio Righi spiega che per strutturare il sistema paese è stata scelta la strada più complessa ma anche la più efficace. “Sarebbe stato forse più facile chiudersi in una stanza ed elaborare un progetto da condividere con le categorie economiche e le parti politiche, ma avrebbe depotenziato l'iniziativa. Qui stiamo parlando di riposizionare San Marino sul quadro internazionale, quindi è fondamentale parlare la stessa lingua. E per poterlo fare serve massima condivisione a partire dal momento genetico del progetto”.

Gli incontri sono stati calendarizzati fino all'inizio del prossimo anno, con una prima fase di programmazione e una seconda operativa. Si parte dall'analisi dei dati, valutando necessità e punti di forza. La situazione non è drammatica ma complessa. “L'aver chiaro i problemi e i settori su cui puntare - continua Fabio Righi - ci aiuta a programmare una ripartenza, tenendo conto dell'esistente ma anche guardando al futuro”. Il gruppo di lavoro si è concentrato su diversi aspetti: Pil, demografia, analisi dell'istruzione, turismo. Positivo il dato sull'export. “Emerge però una priorità - spiega la consulente di Nomisma Roberta Gabrielli - perché a causa del Covid questa importante crescita in percentuale porta ad un impatto negativo, ad una decrescita di oltre il 70% per quest'anno”. Parola d'ordine: internazionalizzare. “Non possiamo pensare di esportare solo in Italia o in altri paesi chiave come Svizzera e Germania, ma dobbiamo guardare anche oltre. I settori su cui concentrarsi sono industria (soprattutto il manifatturiero), servizi e commercio”.

Nel pomeriggio gli incontri individuali con le categorie economiche mentre il lavoro della mattinata mirava a individuare le prime tre priorità, con l'obiettivo di metterle subito sul tavolo e in campo. Il primo obiettivo è ristrutturare il sistema bancario, perché “una solidità finanziaria sia dal punto di vista privato che pubblico – chiarisce Righi - è la prima base da cui partire per rilanciare tutti gli altri progetti”. Poi internazionalizzazione e formazione. Vale a dire: “puntare sulle risorse umane e creare opportunità all'interno dei nostri confini, per fare sì che i nostri giovani possano rimanere in territorio nel momento in cui si formano all'esterno anche ad alto livello. E' quello che ci permette di aver tutte le risorse per presentarci al meglio a livello internazionale”.

Sentiamo Fabio Righi, Segretario di Stato all'Industria e Roberta Gabrielli, consulente Nomisma