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Russia – Emirati Arabi: accordo su Libia e petrolio

19 lug 2020
La corrispondenza di Elisabetta Norzi
La corrispondenza di Elisabetta Norzi

Unire gli sforzi per trovare una soluzione politica al conflitto in Libia. Ne hanno discusso durante una conversazione telefonica, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa emiratina WAM, il principe ereditario degli Emirati Arabi, Mohammed bin Zayed, e il presidente russo Vladimir Putin.

E proprio in questi giorni la crisi libica sembra vicina ad una svolta, con l'intervento sempre più attivo e la pressione di diverse forze internazionali per porre fine agli scontri tra il Governo di Accordo Nazionale (GNA), l’unico riconosciuto dall’Onu e appoggiato da Turchia, Qatar e Italia, e l'Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Haftar, sostenuto invece da Russia, Egitto, Francia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi.

Il fronte di guerra oggi è intorno a Sirte, città costiera controllata dal generale Haftar, vicina ai giacimenti di gas e petrolio della Libia. E se la Turchia, nei giorni scorsi, ha minacciato un’operazione militare qualora le forze dell'Esercito Nazionale Libico non si ritirino da Sirte, sui media emiratini si continua a parlare della necessità di trovare accordi politici, dunque di un effettivo possibile ritiro del generale Haftar, per evitare uno scontro armato su più larga scala e che coinvolga in modo diretto gli altri attori regionali e internazionali che hanno interessi nel Paese.

E anche sul petrolio è intesa tra Russia ed Emirati Arabi: Putin e Bin Zayed hanno dichiarato che continueranno a coordinarsi in materia di energia, all'interno degli accorti OPEC e OPEC plus. A seguito della lieve ripresa dei consumi post lockdown, durante l'ultima riunione dei Paesi esportatori, che si è tenuta il 15 luglio, si è deciso di allentare i tagli alla produzione di petrolio a 7,7 milioni di barili al giorno, a partire dal mese di agosto, tagli che dal maggio scorso erano arrivati a 9,7 barili, pari al 10% dell'offerta globale.

Ma secondo il Fondo Monetario internazionale, i Paesi esportatori di petrolio di Medio Oriente e Nord Africa, nel 2020 perderanno ben 270 miliardi di dollari di entrate provenienti dalle esportazioni di oro nero. La recessione potrebbe essere meno grave delle previsioni, ha sottolineato Jihad Azour, direttore del Dipartimento per il Medio Oriente dell'FMI, se vi fosse la disponibilità di un vaccino prima del previsto o se le autorità nazionali troveranno un modo per mantenere l'attività evitando altri blocchi di fronte ad eventuali nuove ondate del virus.

Elisabetta Norzi