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Siria: morti militari turchi in un raid aereo, Ankara dichiara di non fermare più i rifugiati

Nato e Onu chiedono un immediato "cessate il fuoco". Guterres esprime particolare preoccupazione per il rischio per i civili

28 feb 2020
Siria: morti militari turchi in un raid aereo, Ankara dichiara di non fermare più i rifugiati

Una trentina di militari turchi sono morti a Idlib a causa di un raid aereo che Ankara, che ha sferrato una controffensiva diversi missili terra-terra, attribuisce all'esercito di Bashar al Assad. Mosca, tramite il ministero della Difesa, afferma che forze aree russe non si trovavano nella zona dell'attacco ai militari turchi. Nella regione del nord-ovest della Siria da settimane sono in corso duri scontri tra le forze governative appoggiate dalla Russia e le milizie ribelli sostenute dalla Turchia. Mosca sostiene che le truppe turche finite sotto il fuoco siriano erano "nelle formazioni dei terroristi".

Turchia che avrebbe deciso di non chiudere "più i nostri confini ai rifugiati che vogliono andare in Europa", come ha riferito un alto funzionario turco che è voluto rimanere anonimo. La decisione, ha rivelato, è stata presa nella notte durante un consiglio di sicurezza straordinario presieduto dal presidente Rece Tayyip Erdogan. Secondo i media turchi, stamattina gruppi di migranti si stanno dirigendo verso il confine con la Grecia, nell'ovest della Turchia. Sarebbe stata data indicazione alle polizia di frontiera di ignorare di fatto il passaggio dei profughi, come anche alla Guardia costiera di non bloccare più i natanti in partenza dalla costa egea verso le isole greche.

Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha intanto annunciato per oggi la convocazione del Consiglio del Nord Atlantico - che comprende gli ambasciatori di tutti e 29 gli alleati della Nato, più la Macedonia del Nord in qualità di Paese invitato - che si riunirà a seguito della richiesta della Turchia di avviare consultazioni sulla situazione in Siria.

Nato che ha già condannato gli "attacchi aerei indiscriminati da parte del regime siriano e del suo alleato russo" chiedendo una "de-escalation". Stoltenberg ha incontrato il ministro degli Esteri turco Mevlüt Cavusoglu, ha detto un portavoce della Nato, e ha invitato Damasco e Mosca a "fermare la loro offensiva", e "ha esortato tutte le parti a ridurre questa situazione pericolosa ed evitare di aggravare ulteriormente la spaventosa situazione umanitaria nella regione".

Anche l'Onu, col segretario generale Antonio Guterres, "ribadisce la sua richiesta di un immediato cessate il fuoco ed esprime particolare preoccupazione per il rischio per i civili con un'escalation delle azioni militari". Inoltre, torna a sottolineare che "non esiste una soluzione militare al conflitto in Siria, l'unica soluzione è un processo politico facilitato dalle Nazioni Unite".