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Consiglio, Osce: risolta impasse della parità di genere con quarto membro. Ma è scontro

Imbarazzo di UDS: "Se tutti i partiti ambissero ad un vero equilibrio nella rappresentanza maschile e femminile, problemi di questo tipo non esisterebbero".

di Monica Fabbri
20 gen 2020
Consiglio Grande e Generale
Consiglio Grande e Generale

Dopo lo scivolone sulle nomine della Delegazione Consiliare dell'Assemblea Parlamentare dell'Osce senza una presenza femminile, l'Aula ci riprova.  L'Unione Donne Sammarinesi osserva con attenzione e non risparmia critiche "all’incapacità della politica di gestire le quote di genere in un’ottica di garanzia di una maggiore parità". Dunque, Dc, Rete e Libera non fanno passi indietro e riconfermano alla Reggenza la propria terna, vale a dire: Oscar Mina come capo delegazione, Paolo Rondelli e Michele Muratori come membri effettivi. Oggi però si aggiunge un quarto membro, indicato come supplente: è Denise Bronzetti per Noi per la Repubblica.

Il capogruppo di Rete Matteo Zeppa ringrazia la Segreteria Istituzionale per il supporto fornito: all'articolo 4 si prevede infatti che a due membri effettivi possano corrispondere due membri sostituti. Qualcosa però non torna: se infatti da una parte si risolve la parità di genere, dall'altra risultano tre membri effettivi. Per prassi devono essere uno di maggioranza ed uno di opposizione. È subito scontro. Per Nicola Renzi la situazione è grottesca: “Il nostro gruppo consiliare – dice - scopre oggi in Aula che i membri sono quattro e non tre. Cosa mai successa”. Uno sgarbo istituzionale che definisce “indecoroso”. Il Quarto membro – spiega Zeppa – in passato non era stato ritenuto necessario anche per contenimento della spesa. Il lavoro svolto dalla Segreteria Istituzionale – conclude - chiude la questione”. Per Rossano Fabbri di Libera è tutto chiaro: “un membro effettivo spetta all'opposizione, che ha accettato di essere supplente in Consiglio d'Europa per dinamiche di un Governo “che da quando si è costituito – afferma - ha litigato per Segreterie e deleghe. Parte male”.

Paolo Rondelli – indicato da Rete come membro effettivo – offre la soluzione: “Farò membro supplente, così evitiamo speculazioni”. Ravvisa infatti una discriminazione legata al suo attivismo riguardo a pari opportunità e lgbt. Interviene Matteo Ciacci: “Rondelli ha preso un gigantesco abbaglio. Non è stata fatta una valutazione di carattere personale, ma politica. Qui il punto è che il membro effettivo spetta all'opposizione”. In linea Giuseppe Morganti: “nessuna discriminazione, siamo difensori delle minoranze. Non è questo il tema”.  Andrea Zafferani invita, così come fatto da UDS , a parlare di "presenza di genere" e sorride sulla soluzione adottata: nessuno ha fatto un passo indietro - fa notare- ma è stato nominato un membro in più. Riguardo a Rondelli, " è persona preparata per il ruolo". 

Alla fine l'Aula vota i quattro nomi indicati: Oscar Mina e Michele Muratori sono membri effettivi della delegazione Osce. Rondelli e Bronzetti membri supplenti. 

Chiusa la nomina sulla Commissione Elettorale si passa alla ratifica di 35 decreti reiterati in gran parte dalla passata legislatura. Si parte dalle Disposizioni in materia di imposta straordinaria sugli immobili. Si tratta dell'integrazione dell'ultima patrimoniale anche per le società, dato che – spiega Marco Gatti - non c'era uguaglianza rispetto al privato. Governo e maggioranza decidono quindi di dare seguito all'intervento escludendo però dall'imposta beni in capo a banche e società finanziare che derivano dall'attività di recupero di crediti in sofferenza.

L'opposizione si dice contraria, per Alessandro Bevitori è un favore ai banchieri e attacca Rete per comportamento “contraddittorio”. RF vuole sapere quanto questa scelta impatta sulle casse dello Stato. “Capisco la ratio – dice Zafferani - ma era un modo per ridurre la grande mole di crediti d'imposta del settore bancario”. Per Emmanuele Santi è un emendamento di buon senso e si rivolge all'opposizione: “Dopo tutti i disastri fatti nel settore bancario, fatevi un esame di coscienza”. “Qui di manifestazione di ricchezza non c'è nulla – afferma Gian Nicola Berti - l'emendamento va nel solco di una giustizia tributaria vera, non la vostra”. “Il tema non è fare un favore a qualcuno” - spiega Pasquale Valentini - ma non appesantire dal punto di vista patrimoniale la situazione delle banche. Qui si parla di immobili che fanno parte dei famosi npl su cui il Fondo Monetario è stato molto preciso”. “Esentare come uniche società quelle bancarie – afferma Giuseppe Morganti - stride molto con il principio di equità. Un'imposta è un'imposta. E il Mercato è frenato – aggiunge - proprio da un sistema bancario che non può permettersi svalutazioni”. L'emendamento passa e il decreto poco dopo viene ratificato. L'Aula si ricompatta, invece, sulle Misure urgenti a sostegno dei depositanti di banche sottoposte a risoluzione. Si rimedia di fatto ad una lacuna normativa, ridando ai correntisti Cis la possibilità di estinguere i debiti con l'erario pubblico con i depositi che avevano sul conto in oggetto trasformandoli in credito d'imposta.