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Dalibor Riccardi sulla situazione sammarinese

9 apr 2020
Dalibor Riccardi
Dalibor Riccardi

Confinato fra le mura domestiche come tutti, mi trovo in attesa, aspetto un segnale da parte della politica, delle istituzioni, del direttore dell’Authority confidando in un miglioramento reale della situazione; la luce in fondo al tunnel è ancora lontana, spero che queste brevi riflessioni portino ad un necessario e quanto mai urgente cambio di rotta, augurandomi di fare breccia in chi del confronto e della concertazione, ha fatto una battaglia continua nella scorsa legislatura.

In questa emergenza, i primi da dover ringraziare sono tutte le persone che quotidianamente, anche rischiando la propria salute, hanno combattuto in prima linea, non devono essere considerati eroi, ma sicuramente devono avere la nostra piena e sincera gratitudine per aver cercato per quanto possibile, di aiutare tutti noi. In questo momento di confusione totale sono gli unici che hanno portato un minimo di quiete, con mille difficoltà, sia logistiche che tecniche, è inutile sottolinearlo, hanno per molto tempo dovuto affrontare questo subdolo virus ad armi impari, con mancanza di strumenti e di personale, ma nonostante tutto non si sono mai risparmiati, mai una polemica, mai una parola fuori posto, questo ci deve fa capire che nonostante tutte le difficoltà il nostro personale sanitario, la protezione civile, i nostri corpi di polizia, sono assolutamente preparati ad ogni evenienza, per questo sarò ripetitivo, ma credo meritino un sincero e doveroso riconoscimento, non solo con le parole, ma anche con uno sforzo ulteriore alla fine di questa pandemia, non dimenticandoci mai della loro importanza nella nostra società.

Noi cittadini a seconda della tipologia di mansione svolta, sia essa in qualità di titolare di attività o dipendente, abbiamo dovuto subire restrizioni di ogni tipo, alle volte imposte, altre volte dettate dalla nostra coscienza civica o dalla paura, esatto la paura, quella con cui oggi conviviamo, che non trascende esclusivamente dall’emergenza sanitaria; viviamo il presente immaginando un domani incerto, non è importante in quale ruolo o posizione sociale ci trovavamo prima della pandemia, tutti e dico tutti dovremo ripartire, ma dovremo farlo in un momento di totale ed assoluta incertezza, un sentimento che di certo ci trascina nell’ultimo periodo anche per la totale inesistenza della politica, che a differenza del personale sanitario e dei corpi di polizia, si è dimostrato totalmente inadeguato, deludendo tanti cittadini che avevano riposto fiducia in questo esecutivo.

Un governo ed una maggioranza che a parte ridurre drasticamente le retribuzioni della cassa integrazione e delle indennità di malattia, ad imporre chiusure o restrizioni, prorogare qualche scadenza di qualche mese, non ha ancora fatto nulla; mentre le nazioni più vicine a noi, stanno già elaborando misure per sostenere le fasce più deboli, impostando manovre per far ripartire quanto prima le classi economiche, in Repubblica tutto tace, ad oggi la proiezione economica equivale ad un bagno di sangue, pensiamo solo agli operatori che lavorano con il turismo, le attività commerciali o quelle dedite alla ristorazione o all’intrattenimento, senza dimenticare le libere professioni, tutti si trovano in completa balia della tempesta, senza alcuna tutela verso la loro professione, senza alcun minimo segnale di sostegno. Non voglio diversificare l’impatto della crisi economica fra le categorie, ma vorrei invece mettere in risalto, quanto questo immobilismo e poca sinergia fra le forze politiche, stia continuando a generare incertezza e confusione in me, come credo nella maggior parte dei cittadini. Una piccola realtà come la nostra deve reagire in maniera congiunta, le solite spallucce fra qualche rappresentante dell’esecutivo e qualche membro di categoria sindacale o datoriale, non servono a nulla, l’unico atto utile sarebbe solo quello di riaprire quanto prima, una riproposizione del tavolo istituzionale che dei risultati e della compartecipazione aveva fatto tesoro, la politica nel nostro paese, nel momento che stiamo attraversando, non ha senso se non con la totale democrazia, nelle scelte e nelle decisioni; la tutela di tutti è fondamentale, dal lavoratore dipendente al titolare di attività, sia essa artigianale, industriale, commerciale o di libera professione, nessuno escluso, nessuno dovrà rimanere indietro quando sarà il momento di ripartire. Stiamo vivendo la storia, questa pandemia segnerà un cambio di modello economico, culturale e sociale del nostro Paese, fondamentale sarà trovarsi pronti sulla griglia di partenza, al momento dello start, altrimenti sarà veramente a rischio la nostra indipendenza e la nostra sovranità, per questo ritengo opportuno, che questo esecutivo debba assolutamente ricercare il confronto con tutti, lavorando su ogni canale plausibile, per ridarci un’ alba soleggiata dopo la tempesta.

DALIBOR RICCARDI