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Le mani sulla Giustizia

7 set 2020
Le mani sulla Giustizia

‘Libera’ chiede formalmente che la riunione del Consiglio Giudiziario Plenario, convocata per mercoledì 9 settembre, venga rinviata fino a quando non sarà chiara la dinamica dei fatti che ha portato, nella riunione del 24 luglio scorso, ad adottare decisioni che potrebbero non essere legittimate dai numeri. La legge che istituisce il Consiglio Giudiziario e ne regola la composizione e l’attività, si fonda sul presupposto che non possa essere adottata una decisione senza il consenso di un’ampia maggioranza (maggioranza assoluta, cioè almeno la metà più uno dei componenti), presupponendo che una parte significativa dei magistrati debba essere sempre d’accordo. Ciò risulta naturale in quanto l’organo ha il compito della buona ed equilibrata amministrazione della Giustizia e, nel rispetto del principio dell’autonomia della magistratura, risulterebbe non solo improprio, ma antidemocratico, che fosse invece la rappresentanza politica ad imporre le scelte. A quanto risulta dai calcoli sulle presenze certificate, la decisione adottata il 24 luglio può al massimo essere stata votata da soli 3 magistrati (sugli 11 aventi diritto) e da 8 politici, in quanto il 12° membro, la Dott.ssa Pierfelici, essendo il provvedimento strettamente relativo alla sua posizione amministrativa, non solo per legge non poteva votarlo, ma neppure essere presente nel corso della riunione che lo esaminava. Di fatto la riunione del 24 luglio, nel momento cruciale della decisione che avrebbe riaffidato il ruolo di Magistrato Dirigente alla Dott.ssa Pierfelici, non poteva avere il numero legale per svolgersi (11 su 23 componenti. La legge n°145/2003 prevede la presenza della metà dei componenti per la validità delle sedute), e neppure i voti sufficienti per adottare la decisione essendo necessaria la maggioranza assoluta (l.145/2003 art.7 comma 8) e cioè almeno 12 voti. Questo è quanto risulta dall’esame delle presenze, dato che non si è potuto ancora verificare con certezza quanto sia accaduto in quel frangente poiché il verbale, più volte richiesto dai membri che ne hanno diritto, non è stato consegnato, violando il principio della trasparenza degli atti. Nella riunione programmata per il 9 settembre sono previsti all’ordine del giorno argomenti che, come già successo nel caso ‘Pierfelici’, non sono stati accompagnati da alcuna documentazione, indispensabile per adottare qualsiasi decisione. Fra questi atti ce ne sono alcuni che potrebbero determinare l’allontanamento di magistrati in carica; di fatto viene perseguito dalla maggioranza l’obiettivo che gli è sfuggito il 13 luglio scorso. Sarebbe questo un fatto ancor più grave rispetto al blitz del 24 luglio, in quanto uno o più magistrati in carica verrebbero allontanati, con una decisione strettamente politica, in spregio ai criteri che prevedono che decisioni così drastiche possano essere adottate solo ed unicamente dal Collegio dei Garanti dopo un regolare processo di sindacato. Se ciò accadesse il rischio per la Repubblica di San Marino di essere sanzionata dagli organi del Consiglio d’Europa sarebbe altissimo, ed altissimo sarebbe il rischio che vengano fermati i processi a carico dei politici, ma anche di chi ha riciclato denaro sporco e commesso altri reati di natura penale. La posta in gioco è alta, tanto alta che qualcuno sembra aver perso la testa architettando evidenti complotti affinché le persone scomode vengano sottoposte a pressioni per indurle a rinunciare ai propri incarichi (vedi dimissioni dalla Commissione Affari di Giustizia), lasciando così campo libero a chi sta letteralmente azzerando la credibilità delle istituzioni, in particolare del Tribunale. La deriva che sta assumendo la politica della maggioranza è grave e ci sta portando verso una situazione sempre più autoritaria e insostenibile: una maggioranza che pensa solo a mettere le mani sulla Giustizia e a proteggere dalle conseguenze di regolari processi i propri protettori e sostenitori. Una svolta autoritaria che spaventa non solo i cittadini sammarinesi, ma chiunque avesse in mente di avvicinarsi al nostro Paese per svolgere un’attività. Libera condivide pertanto le forti preoccupazioni espresse dalla Camera Penale e dall’Ordine degli Avvocati che sta mettendo in atto forme di protesta. Libera non solo chiede il rinvio della seduta del Consiglio Giudiziario Plenario, ma anche di essere udita dalla delegazione del Greco, l’organo anticorruzione del Consiglio d’Europa, affinché possa coadiuvare la Repubblica di San Marino nel superare questa grave crisi istituzionale.


Comunicato stampa

Libera