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Mascherine abbandonate: le regole per il loro smaltimento e la necessità di trasformarle in rifiuti riciclabili

di Maria Letizia Camparsi
28 set 2020
Sentiamo Andrea Mina
Sentiamo Andrea Mina

Un oggetto entrato nella nostra quotidianità e che purtroppo dobbiamo indossare ogni giorno. La mascherina, spesso monouso, rappresenta una fonte di inquinamento non indifferente, anzi una bomba ecologica. Va gettata nella raccolta indifferenziata, perché realizzata in più polimeri e materiali: dunque non riciclabile. "Se non vengono adeguatamente smaltite - spiega Andrea Mina, referente tecnico per l'Aass - sono una grossa fonte di inquinamento, soprattutto in riferimento alle micropalstiche"-  Questo porta ad avere una quantità enorme di rifiuti da smaltire: l’Ispra stima che in Italia, per tutto il 2020, ci siano tra le 160mila e 440mila tonnellate di dispositivi anti Covid da trattare. E gli inceneritori non bastano, soprattutto al Sud. Da qui l’allarme degli esperti che sottolineano la necessità di cominciare a produrle con materiali riutilizzabili.

Un altro problema, presente anche a San Marino, è la mancanza di educazione civica di alcune persone, che abbandonano le mascherine per strada, fuori dai supermercati o nella natura. Dalla Francia l’associazione Operazione Mare Pulito ritiene che il mare sia popolato «più da mascherine che da meduse». In Italia, il Wwf calcola che se soltanto l’1% di queste finisse in natura, avremmo ogni mese 10 milioni di mascherine disperse nell’ambiente. A San Marino – ricordiamo – chi getta per terra la mascherina, come altri rifiuti, può essere punito con una sanzione amministrativa da 100 a 1000 euro. Oltre a costituire un peso per l’Azienda autonoma servizi pubblici che raccoglie e smaltisce i dispositivi di protezione assieme agli altri rifiuti. "L'abbandono di mascherine - conferma l'ingegnere Mina - aggrava il lavoro della nostra azienda e rallenta il flusso verso lo smaltimento di questi rifiuti".