
Si continua a scavare senza sosta tra le macerie, anche a mani nude. Si cercano segnali di vita: quattro persone, tra cui una donna incinta e una bambina, sono state tratte in salvo. Finora le vittime del terremoto di magnitudo 7.7 che ha colpito il Myanmar venerdì sono 2056, secondo i dati resi noti dalla Giunta militare, migliaia i feriti. Ma le stime parlano di un bilancio finale che potrebbe oscillare fra i 10mila e i 100mila morti.
C'è penuria non solo di cibo, ma anche di medicine. Tre ospedali sono stati distrutti e altri 22 sono stati parzialmente danneggiati. L'Oms lancia un appello urgente: "Servono otto milioni di dollari. Il terribile sisma – afferma l'organizzazione - ha interrotto servizi sanitari mettendo migliaia di persone a rischio di ferite potenzialmente letali e focolai di malattie”.
Situazione umanitaria disastrosa dunque, in un Paese che affronta anche una guerra civile: i gruppi ribelli pro-democrazia, in lotta contro la giunta militare al potere in Myanmar, hanno annunciato un cessate il fuoco unilaterale di due settimane per facilitare i soccorsi nelle zone colpite.
La rottura della faglia che ha generato il sisma è avvenuta lungo una porzione più che doppia rispetto a quella stimata: almeno 450 km secondo il servizio geologico degli Stati Uniti. Intanto continua la corsa contro il tempo per salvare le case: nell'area terremotata sono in arrivo anche i monsoni. E la Caritas avverte: “Serviranno aiuti almeno per 5 anni”.