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Consiglio Grande e Generale: respinta la mozione di sfiducia contro il Segretario Ugolini. La Maggioranza vota compatta

L'indipendente Rossano Fabbri (Mis) si astiene. Seduta straordinaria caratterizzata da un dibattito acceso

12 ott 2020
I Segretari Massimo Andrea Ugolini, Stefano Canti e Luca Beccari

Si è votato intorno alle 23, al termine di un dibattito acceso, sulla mozione di sfiducia promossa da Libera ed RF contro il Segretario di Stato alla Giustizia. Senza grosse sorprese, come molti prevedevano, l'esito: 42 "no", 14 "sì"; e si registra anche l'astensione del consigliere indipendente Rossano Fabbri (Mis). Per tutti, in questa seduta straordinaria, voto palese e con appello nominale. Numeri alla mano, del resto, era da considerare blindata la posizione di Massimo Andrea Ugolini. I lavori si erano aperti con un rapidissimo comma comunicazioni, poi si è passati alla lettura della mozione da parte di Eva Guidi. 4 pagine, 6 contestazioni. Un attacco a 360 gradi dell'azione del Segretario di Stato, che ad avviso delle Opposizioni avrebbe “generato un livello di scontro e delegittimazione mai visto in precedenza”, e compromesso i rapporti della Repubblica con il Consiglio d'Europa; ricordate a tal fine le missive del Segretario Generale e del Commissario per i Diritti Umani, e ciò che avvenne in seguito. E poi l'efficacia retroattiva della Legge sulla composizione del Consiglio Giudiziario Plenario, della quale – sospettano le Forze di Minoranza – il Segretario Ugolini avrebbe avuto contezza sin da subito. “Chi ha inaugurato la stagione dello scontro?”, ha replicato il diretto interessato, “quali riforme sono state affrontate da chi mi ha preceduto?”. “Abbiamo pensato a fare funzionare il Tribunale, per di più in un periodo segnato dal covid”, ha detto Ugolini, che ha poi risposto alle critiche contenute nella mozione. La Legge numero 1 del 2020 – ha affermato - è stata fatta per dare certezza alla composizione del consiglio giudiziario, e la rimozione di Guzzetta non ha alcuna attinenza con la retroattività delle norme. Infine una considerazione in merito alla designazione di Giovanni Canzio alla guida del Tribunale: rappresenta la volontà più volte ribadita – ha detto – di avere una figura di altissimo livello e garanzia che possa riportare equilibrio.

Il riconoscimento delle capacità professionali del nuovo Dirigente, del resto, è stato l'unico tema che ha visto concordi maggioranza e opposizioni. Per il resto sono volati gli stracci. “La prima preoccupazione che lei doveva avere – ha tuonato Nicola Renzi, rivolgendosi a Ugolini – era riempire i posti vacanti in Tribunale, e non cacciare i giudici. L'esponente di RF ha paragonato il Segretario di Stato ad un elefante in una cristalleria. Bordate anche da Libera. Muratori ha parlato di “desiderata nichilistici di alcuni anteposti al bene comune”; da Matteo Ciacci, invece, una serie di previsioni: i prossimi giudici d'appello – ha affermato - saranno Pasini e Pierfelici. I prossimi commissari della legge Santoni e Beccari. Questo, ha aggiunto, il disegno delle forze governative, “vediamo di quanto sbaglieremo”. Ma non è mancata una mano tesa a chi, tra le fila della maggioranza, si è mostrato stanco del clima di contrapposizione sulla Giustizia. Come Spagni Reffi, di Rete, secondo il quale, “se si vuole cambiare, è necessario cambiare prima di tutto la mentalità”. “Ugolini – ha aggiunto - non è perfetto, ma io non so qui dentro chi avrebbe potuto fare meglio”. “Sganciarsi dalle zavorre del passato”, questo l'invito di Marco Nicolini, al Segretario di Stato, al quale ha assicurato la fiducia. Pieno appoggio a Ugolini dai rappresentanti del PDCS. “Siamo qui per respingere ogni strumentalizzazione politica”, ha detto Mariella Mularoni, che ha parlato di un dibattito alimentato da “illazioni e inesattezze”. Durissimo, contro le Opposizioni, anche Gian Nicola Berti, NPR. “Nel vostro piano” – ha detto - c'era l'intenzione di mettere in difficoltà l'Esecutivo anche attraverso “canali esterni” alla Repubblica. Mentre secondo Matteo Rossi la mozione è un “gesto che incarna la vecchia politica”. Al fianco del Segretario di Stato alla Giustizia anche i colleghi di Governo, da Federico Pedini Amati a Teodoro Lonfernini, secondo il quale le forze di minoranza sosterrebbero una “cultura del sospetto”. Inaccettabile, poi, a suo avviso, avanzare il sospetto che le azioni della maggioranza sul dossier giustizia abbiano tra le finalità quella di interrompere processi, come il Mazzini.


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