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Cuore e giovani, i consigli dell’esperto per ridurre i rischi

26 set 2020
Cuore e giovani, i consigli dell’esperto per ridurre i rischi

È dura pensare che il cuore dei giovani o dei giovanissimi possa essere a rischio. Eppure lo è più di quanto si creda, perché spesso, purtroppo, le patologie congenite che mettono a rischio il cuore dei ragazzi non danno segno di sé e non vengono diagnosticate.

Il 29 settembre si celebra la Giornata Mondiale del Cuore e Benedetta de Mattei ha intervistato il prof. Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Garibaldi-Nesima di Catania e Presidente della Fondazione per il Tuo cuore dei cardiologi ospedalieri italiani per parlare del cuore dei giovani, sportivi e non.

Che peso gioca l’eredità familiare nelle malattie del cuore?

L’eredità familiare nelle malattie del cuore conta tantissimo. Compito del cardiologo è infatti anche e soprattutto quello di fare un’accurata anamnesi familiare attraverso domande sulla salute del giovane e quella dei suoi parenti di primo e secondo grado. Laddove in famiglia ci fossero delle problematiche cardiovascolari è bene escludere che il ragazzo abbia ereditato delle cardiopatie genetiche, molto pericolose perché possono causare la cosiddetta “morte cardiaca improvvisa” a cui purtroppo a volte, attoniti, assistiamo anche tra i giovani sportivi.

Quali sono gli esami da fare per un ragazzo o una ragazza che pratica uno sport a livello amatoriale?

Nel 2014 il Ministero della Salute italiano ha promulgato un Decreto Legge (DL 243) relativo alla certificazione per attività sportiva non agonistica, che stabilisce l’obbligo di eseguire un elettrocardiogramma (ECG) ‘almeno una volta nella vita’. La motivazione è il riconoscimento di cardiopatie potenzialmente a rischio durante sport che possono essere sospettate sulla base dell’ECG.

Prima di iniziare uno sport, anche se di tipo amatoriale, è bene sottoporsi a visita cardiologica ed ECG. Sarà poi lo specialista cardiologo a decidere, dopo aver visionato l’ECG e aver raccolto la “storia clinica” (anamnesi) del ragazzo, se rilasciare l’idoneità all’attività fisica e sportiva di tipo non agonistica, o sottoporre il soggetto a esami di secondo livello per approfondire situazioni sospette.

A quali test deve invece sottoporsi chi pratica sport agonistico?

Fortunatamente l’Italia è tra i rari paesi al mondo in cui la visita medica per l’idoneità sportiva agonistica è obbligatoria per legge. Gli esami cui sottoporre gli atleti agonisti sono stabiliti dal COCIS (Comitato Organizzativo Cardiologico per l’Idoneità allo Sport) e generalmente prevedono, oltre all’ECG e alla visita cardiologica, particolarmente per gli sport a maggiore impegno cardiovascolare, l’esecuzione di un test da sforzo su pedana rotante o su cyclette. Tale esame serve a registrare il comportamento del cuore quando viene sottoposto a esercizio fisico prolungato, valutando la risposta cardiaca individuale, la riserva coronarica, la sua capacità di adattamento e i tempi di recupero.

Quali sono altrimenti i rischi?

Il cuore di un atleta viene spesso impegnato oltremisura, in un gesto sportivo competitivo o per attività ad alta intensità che non lasciano molto spazio al recupero. Per questo bisogna essere assolutamente certi della salute psicofisica dell’atleta (anche sotto sforzo massimale) prima del rilascio dell'idoneità agonistica, senza aver timore di fermare un atleta in corsa, avendo cura prima della sua salute piuttosto che del successo sportivo. Lo sport va eseguito in sicurezza cardiovascolare e questo vale sempre, anche per gli sport dilettantistici.

Cosa pensa dell’abolizione dei certificati sportivi tra i 0 e i 6 anni?

Il decreto di abolizione dei certificati apre le porte a un balzo indietro di 50 anni nella prevenzione cardiovascolare. In quella fascia d'età, i bambini approcciano lo sport in maniera spensierata, e può accadere che i genitori si affidino a circoli sportivi i quali impongono metodi d'allenamento intensi senza controlli medici preventivi o comunque spesso superficiali. La conseguenza dell’abolizione dei certificati sportivi tra i 0 e i 6 anni crea una enorme disparità di trattamento: il bambino di 7 anni in età scolare si protegge eseguendo uno screening ECG, il fratellino di 5 anni no. Sono fermamente convinto che una visita cardiologica di base e un elettrocardiogramma possano minimizzare per il bambino la ricorrenza di eventi imponderabili, dovuti a quel punto a situazioni sopraggiunte o a sforzi estremi non preventivabili, e mettono oltretutto il pediatra al riparo da accuse di negligenza. Infatti, con l'ECG basale possiamo facilmente scoprire displasie aritmogene del ventricolo destro, sindromi del QT-lungo e/o del QT-corto e/o Sindromi di Brugada, tutte patologie a carattere genetico-ereditario che possono causare arresto cardiaco improvviso in soggetti "insospettabili". L’ECG è il più grande, semplice ed economico stratificatore di massa per patologie cardiovascolari.

Oggi il cuore dei giovani è spesso messo a serio rischio dall’assunzione di droghe ed energy drink

In Italia, ma anche in Europa, degli energy-drink purtroppo se ne fa un abuso. E a farlo sono soprattutto i minori perché si tratta di prodotti di libera vendita. Abusando di queste bevande, che contengono un'alta percentuale di stimolanti (dalla caffeina alla taurina), purtroppo si verifica una maggiore attivazione del sistema nervoso simpatico, da cui il nostro cuore è particolarmente circondato. Questo porta ad una precoce alterazione del nostro equilibrio biologico, che determina a sua volta un aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, favorendo una più facile eccitabilità del giovane che ne fa uso. Se a questo aggiungiamo che questi energy-drink spesso vengono consumati con superalcolici (particolarmente gin e vodka), e qualche volta in associazione con sostanze dopanti, allora il cocktail risulta davvero micidiale. Questo forse è uno dei motivi per cui, grazie al nostro Progetto Nazionale di Prevenzione Cardiovascolare “Banca del Cuore”, abbiamo registrato un'alta incidenza di fibrillazione atriale in giovani maschi di età compresa tra i 18 e i 40 anni. Questo dato ci ha stupito e allarmato. Da anni mi batto perché soprattutto questi energy-drink vengano vietati ai minori e perché si faccia una campagna in cui si specifichi in maniera chiara che queste bevande possono nuocere alla salute, non certo ai soggetti normali che ne facciano un uso saltuario, ma soprattutto a chi ne fa un uso quotidiano, anche ripetuto più volte, un abuso, o a chi è affetto da una patologia cardiovascolare minore o ancora non clinicamente manifesta.

Benedetta de Mattei