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Tumore alla prostata: spesso silente, necessari i controlli periodici. Ecco i sintomi che possono manifestarsi

Circa un uomo su 7 ha una possibilità che gli venga diagnosticato nell’arco della propria vita, ma solo 1 italiano su 4 ha effettuato i controlli. Ecco i campanelli d'allarme e i controlli da fare per prendere in tempo il tumore maschile più frequente

di Silvia Fabbri
2 dic 2023
Tumore alla prostata: spesso silente, necessari i controlli periodici. Ecco i sintomi che possono manifestarsi

Novembre - conclusosi qualche giorno fa - è il mese della prevenzione del cancro della prostata, il più frequente nella popolazione maschile dei paesi occidentali: ogni anno sono circa 36.000 in Italia le nuove diagnosi e rappresentano il 18% di tutti i tumori maschili. Pur essendo una malattia curabile, il cancro alla prostata è la seconda maggiore causa di morte negli uomini negli USA. In Italia circa il 53% - la metà degli uomini - ne ha paura ma solo 1 su 4 ha effettuato un esame di controllo. La maggior parte degli uomini – l’81% – sa che il tumore alla prostata è il più diffuso ma dimostra una scarsa conoscenza delle funzioni di questa ghiandola. In seguito ad una diagnosi precoce, è possibile sopravvivere a lungo o curare il tumore. Con l’avanzare dell’età, i sintomi urinari diventano sempre più comuni: un flusso urinario più lento e una maggiore urgenza di minzione possono essere segnali di un cancro alla prostata ma anche di una patologia non tumorale, come l’ipertrofia prostatica. Poiché il cancro alla prostata non manifesta evidenti segnali, molti medici valutano la possibilità di eseguire, in maniera preventiva, esami che individuino il tumore. Anche quest’anno la Società Italiana di Urologia - SIU - ha aderito a #Movember, la campagna internazionale di sensibilizzazione sul tumore della prostata: per comprendere quale sia il miglior modo per fare screening, per diagnosticarlo e per conoscere le varie opzioni di trattamento ecco alcune loro risposte alle domande più frequenti.

Cosa è la prostata?
La prostata è una ghiandola dell’apparato genitale maschile situata al di sotto della vescica e davanti al retto. Ha la forma e le dimensioni che ricordano quelle di una castagna. Tende a crescere con il passare degli anni sotto l’influenza degli ormoni sessuali maschili come il testosterone e le sue dimensioni possono rendere difficoltosa la minzione. La prostata può essere colpita da diverse patologie, tra cui infiammazioni, infezioni, neoplasie. La sua principale funzione è quella di produrre il liquido prostatico che insieme a quello prodotto dalle ghiandole bulbo uretrali e dalle vescicole seminali, forma la parte liquida dello sperma e serve ad aumentare la motilità degli spermatozoi, attenuare l’acidità dei secreti vaginali, permettendo una maggiore sopravvivenza agli spermatozoi. La prostata produce il PSA (antigene prostatico specifico) che ha la funzione di rendere più fluido il liquido seminale. Il PSA è un marcatore organo specifico e non delle patologie che lo colpiscono infatti valori elevati o crescenti nel tempo possono indicare la presenza di condizioni benigne e non necessariamente neoplastiche. L'Urology Care Foundation - parte dell'American Urological Association - precisa che una crescita della prostata può essere benigna o maligna.
Crescite benigne (come l’ipertrofia prostatica benigna):

  • Sono raramente un pericolo per la vita 
  • Non invadono i tessuti circostanti
  • Non si propagano ad altre parti del corpo
  • Possono essere asportate e potrebbero rigenerarsi molto lentamente (ma spesso ciò non accade).

Crescite maligne (cancro alla prostata):

  • Talvolta possono essere un pericolo per la vita (letali)
  • Possono invadere organi e tessuti adiacenti (come la vescica o il retto) 
  • Possono diffondersi (metastasi) ad altre parti del corpo, come linfonodi o ossa
  • Spesso possono essere asportate ma alcune volte posso ripresentarsi (cosiddetta recidiva). Le cellule del cancro alla prostata possono diffondersi oltre all’area interessata propagandosi attraverso i vasi sanguigni o i linfonodi per raggiungere altre parti del corpo. Dopo essersi diffuse le cellule tumorali potrebbero attaccare altri tessuti e svilupparsi formando nuovi tumori e causando danni nel punto di contatto.

Chi sono gli uomini per i quali è suggerito lo screening?
Tutti gli uomini a partire dai 40 anni dovrebbero rivolgersi ad un urologo. Infatti, solo un’adeguata valutazione urologica potrà stabilire il rischio di sviluppare un carcinoma prostatico e suggerire quando iniziare il dosaggio dei livelli di PSA nel sangue e l’esame clinico della prostata. 

Chi sono gli uomini più a rischio?

  • Il fattore di rischio più importante è l’età. Il tumore della prostata inizia ad essere più frequente dopo i 45-50 anni, giungendo a un picco di incidenza intorno ai 60-70 anni. 
  • Altro fattore di rischio è la familiarità, vale a dire che è più a rischio chi ha già familiari con lo stesso tipo di cancro. In alcuni casi, può essere presente una vera e propria mutazione genetica ereditaria associata al carcinoma prostatico e l’urologo potrà consigliare l’effettuazione di alcuni test genetici.
  • Gli uomini di origine africana presentano una frequenza di cancro della prostata più alta.
  • Fumo: studi dimostrano che il rischio di cancro alla prostata potrebbe raddoppiarsi nei fumatori.
  • Peso: l’obesità (o essere molto in sovrappeso) è collegata ad un maggior rischio di morte per cancro alla prostata

Come si fa la diagnosi di un tumore alla prostata?
Fare una diagnosi di tumore alla prostata non è così semplice sia perché il tumore si sviluppa prevalentemente in una zona della prostata che non vi fa percepire sintomi sia perché ad oggi non esistono esami specifici che possano da soli essere un segnale di malattia. Nella maggior parte dei casi la diagnosi viene posta per un riscontro di valori alterati di PSA, la proteina specifica prodotta dal tessuto prostatico, per un reperto anomalo all’esplorazione rettale della superficie esterna della prostata e per la presenza di aree sospette alla risonanza magnetica multiparametrica. L’insieme di tutti questi elementi, anche in presenza di fattori di rischio come la familiarità per tumore alla prostata, induce l’urologo a richiedere ulteriori approfondimenti come la biopsia prostatica per escludere o confermare che questi reperti sospetti possano essere attribuiti ad un tumore alla prostata.

Come si fa la prevenzione del tumore alla prostata?
Il PSA viene dosato attraverso un prelievo ematico e non rappresenta un marcatore tumorale, ma è espressione dello stato di salute della ghiandola. La scelta di sottoporsi routinariamente al dosaggio del PSA deve essere condivisa con il vostro urologo sulla base dei fattori di rischio, della vostra età e delle caratteristiche della vostra prostata. L’inquadramento dello stato di salute della prostata si completa con la visita urologica che include l’esplorazione digito-rettale, che evidenzierà sia i fattori di rischio che le condizioni cliniche infiammatorie o iper plastiche della vostra ghiandola. Fare prevenzione del tumore della prostata, quindi, significa eseguire controlli periodici urologici, almeno una volta all’anno dopo i cinquant’anni e dai quarant’anni se c’è una familiarità per tumore alla prostata.

Quali sono i segni e i sintomi del cancro alla prostata?
Secondo l'Urology Care Foundation - la Fondazione Ufficiale dell'Associazione di Urologia Americana -, nelle sue prime fasi il cancro alla prostata potrebbe essere asintomatico. Qualora si presentassero, potrebbero essere sintomi urinari collegati simili a quelli dell’ipertrofia prostatica (Iperplasia prostatica benigna -IPB). Il cancro alla prostata può inoltre causare sintomi non correlati alla IPB. Meglio consultare un medico, in presenza di uno di questi sintomi:

  • Fastidioso dolore nel basso ventre
  • Minzione frequente
  • Difficoltà ad urinare, dolore, bruciore o debole flusso urinario
  • Sangue nelle urine (ematuria)
  • Dolore durante l'eiaculazione
  • Dolore nella zona lombare, ai fianchi o nella parte superiore delle cosce
  • Diminuzione dell’appetito
  • Perdita di peso
  • Dolore alle ossa

Terapia del tumore alla prostata
La scelta del trattamento dipende da vari fattori, tra cui lo stadio del tumore, l’età del paziente, la sua salute generale e le sue preferenze personali tra cui il desiderio di preservare la potenza sessuale. Sono molte le terapie disponibili e compito dello specialista è quello di selezionare la più adatta. Le principali sono:

  • Osservazione attiva (Active Surveillance): questa è un’opzione per i pazienti con tumori alla prostata a crescita lenta e stadi iniziali. In questo approccio, il medico monitora regolarmente il tumore attraverso esami del sangue, biopsie e risonanze magnetiche, ma non interviene a meno che il tumore non inizi a crescere in modo significativo.
  • Chirurgia (Prostatectomia): la prostatectomia è l’asportazione chirurgica della prostata. Questo intervento è spesso raccomandato per tumori alla prostata localizzati. Può essere eseguito mediante chirurgia aperta, laparoscopia o robotica.
  • Radioterapia: la radioterapia utilizza raggi X ad alta energia per distruggere le cellule tumorali. Può essere somministrata esternamente (radioterapia a fasci esterni) o internamente (brachiterapia), a seconda dei casi
  • Terapia ormonale: la terapia ormonale può essere utilizzata per ridurre i livelli di testosterone, un ormone che alimenta la crescita del tumore alla prostata. Può essere utilizzata da sola o in combinazione con altri trattamenti.
  • Terapia focale: in casi selezionati è possibile intervenire con sofisticati macchinari che generano uno shock termico che elimina solo il nodulo tumorale individuato alla risonanza magnetica.
  • Chemioterapia: la chemioterapia è un’opzione per il cancro alla prostata avanzato che si è diffuso ad altre parti del corpo.

Qual è il tasso di sopravvivenza con il cancro alla prostata?
Molti pazienti affetti da cancro alla prostata non moriranno a causa di esso, ma per altre ragioni. E’ necessaria una diagnosi precoce. Le probabilità di sopravvivenza nei pazienti che hanno un cancro alla prostata, sono aumentate negli anni grazie ad una diagnostica e opzioni di trattamento migliori. Ad oggi, il 99% degli uomini affetti da cancro alla prostata vivrà per almeno 5 anni dopo la diagnosi. Molti pazienti guariscono dopo essersi sottoposti ad un trattamento. Il cancro alla prostata ha una crescita lenta e impiega molti anni per progredire. Un uomo su tre sopravvivrà oltre cinque anni, anche se il cancro si è diffuso ad altre parti del corpo.






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