
“Nel tratto in cui avvenne l'incidente mancava il guardrail; che non ha un'altezza tale da poter contenere un ciclista, ma se ci fosse stato, come barriera, la caduta nel dirupo sarebbe stata evitata o di certo attenuata”. È quanto ha affermato ieri, davanti al giudice del tribunale di Pistoia, l'ingegnere meccanico specializzato nella ricostruzione dell'incidente in cui è rimasto gravemente ferito il 18enne Michael Antonelli durante la 72esima edizione della Firenze – Viareggio.
Era il 15 agosto del 2018 e il giovane ciclista di San Marino, tesserato per la Mastromarco Sensi Nibali, è precipitato in un dirupo all'altezza di una curva stretta e cieca, con un angolo calcolato di 111 gradi, segnalata da cartelli stradali ordinari. Una caduta terribile che gli procurò, oltre alle contusioni, un grave trauma cranico e lacerazioni polmonari, dalle quali Antonelli non si riprese più. Il 3 dicembre 2020, a causa di complicazioni da Covid, il giovane morì e la famiglia ha chiesto alla Procura di Pistoia la riapertura delle indagini.
Sotto processo, per omicidio colposo, ci sono il direttore di gara e il presidente della società organizzatrice. La prossima udienza il 24 novembre. “Vogliamo solo capire che cosa è successo – ha riferito al Resto del Carlino la madre di Michael, Marina Mularoni al termine della prima udienza –, e se possibile evitare che accada altri ragazzi”.