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La strana storia degli elefanti ubriachi

Diffuse online le immagini di pachidermi "sbronzi" dopo aver scovato l'alcol dei contadini fuggiti in isolamento.

di Mirco Zani
8 lug 2020
La strana storia degli elefanti ubriachi

Circolano voci sempre più insistenti che si vedono sempre più elefanti ubriachi, che non si reggono in piedi dopo aver alzata la zampa un pò troppo. L’ubriachezza tra gli animali non riguarda solo gli elefanti: aneddoti su animali selvatici apparentemente ebbri dopo aver mangiato frutta in decomposizione o aver bevuto prodotti alcoolici prodotti dagli eseri umani abbondano in tutto il mondo. Ci sono le storie degli elefanti africani ubriachi per aver mangiato i frutti troppo maturi dell’albero di marula (il liquore Amarula Cream è fatto con la stessa pianta), oppure l’alce svedese rimasto bloccato su un albero dopo aver mangiato troppe mele in fermentazione, o i cercopitechi verdi dell’isola caraibica di St. Kitts che rubano i cocktail ai turisti. Per non parlare degli scimpanzé che in Guinea realizzano anche spugne con le foglie che poi strizzano per poter bere la linfa fermentata appesi a palme da rafia. Ma tornando ai nostri elefanti festaioli, gli scienziati affermavano che non potevano ubriacarsi mangiando solo frutta in decomposizione. Basando queste affermazioni su un semplice calcolo che includeva la quantità di etanolo contenuta nella frutta di marula, quanto velocemente gli esseri umani abbattono l’etanolo, il tutto paragonandolo alle dimensione del corpo di elefanti. 


In sostanza la quantità di frutti di marula che ci vorrebbe per ubriacarci e poi le hanno moltiplicate per le dimensioni di un elefante. Tuttavia, in questa logica c’è un difetto fatale: presuppone che gli elefanti siano in grado di abbattere l’etanolo con la stessa rapidità con cui lo fanno gli esseri umani. La ricerca suggerisce che questo presupposto potrebbe non essere vero». Dallo studio viene fuori che in realtà noi esseri umani abbiamo una capacità quasi unica di metabolizzare rapidamente l’etanolo: «Uno degli enzimi coinvolti nella scomposizione dell’etanolo, la classe 4 del disidrogeno da alcol, codificata dal gene ADH7, ha una variazione che ci rende 40 volte più veloci nel metabolizzare l’etanolo rispetto ad altri primati.





Secondo gli scienziati canadesi Questo cambiamento si è evoluto circa 10 milioni di anni fa nella nostra discendenza comune con i gorilla e gli scimpanzé, molto prima che iniziassimo intenzionalmente a fermentare bevande (cosa iniziata non prima di 12.000 anni fa). Il cambiamento potrebbe essere un adattamento per potersi nutrire di frutta, soprattutto dopo il passaggio a uno stile di vita terricolo, dove probabilmente abbiamo trovato più frutta caduta. I frutti selvatici e i nettari troppo maturi possono avere un contenuto sorprendentemente elevato di etanolo, simile a quello di alcune birre chiare!»

Ma senza berle...e forse li sta il brutto della faccenda.