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Firmato l'accordo sulla Puntoshop, salvati 56 dipendenti

30 dic 2009
Firmato l'accordo sulla Puntoshop, salvati 56 dipendenti
Firmato l'accordo sulla Puntoshop, salvati 56 dipendenti
E’ un’operazione da 300mila euro: tanti ne ha dovuti sborsare lo Stato infatti, per pagare i dipendenti della Puntoshop ed aiutare così l’azienda a rimettersi in piedi e ripartire. Verranno riassunti 56 lavoratori in formazione professionale, come già avevano deciso i vertici aziendali e il sindacato, di cui 16 frontalieri e 40 sammarinesi. Gli altri vanno in mobilità, ma se il progetto aziendale andrà come sperato, i primi ad essere ripresi saranno proprio loro.
“La vecchia società - hanno spiegato i segretari di Stato al Lavoro Gian Marco Marcucci e all’Industria Marco Arzilli - ossia la Puntoshop spa e la Boomerang srl, è ora in moratoria, e pare che abbia debiti nei confronti dello Stato per circa 2 milioni di euro. Al suo posto ora c’è la Puntoshop Rsm, che è una società a responsabilità limitata, la cui piena disponibilità delle quote è ora in mano a quattro istituti bancari, tra cui Cassa di risparmio di San Marino e Banca Agricola Commerciale, che agiscono tramite lo Studio Boldrini che ha condotto la trattativa”.
Il marchio Puntoshop, che è stato valutato per 30 milioni di euro, è stato dato in cessione ad uso gratuito alla nuova società Puntoshop. E c’è di più: se la società dovesse ridurre l’organico anche di una sola unità entro il 2009, dovrebbe restituire la somma data dallo Stato al 100%; la restituirà al 50% se ridurrà l’organico dopo il 2009.
Il prossimo 31 marzo le parti dovranno tornare ad incontrarsi per fare il punto e vedere se il progetto aziendale è decollato. “Sicuramente la questione è stata rinviata troppo a lungo – ha detto il segretario Marcucci – le prime avvisaglie di questa situazione c’erano già state lo scorso aprile”. “Abbiamo voluto dare il nostro aiuto – ha poi concluso il segretario Arzilli – ma vogliamo che questo sia concreto e che serva a qualcosa, a far crescere l’azienda. Non vogliamo più essere parte passiva in queste situazioni, ma attiva. Ecco perché abbiamo aspettato a firmare, per avere le opportune garanzie di continuità”.

Francesca Biliotti